"Una cosa semplice suscita diecimila pensieri, e da questi diecimila pensieri sbocciano diecimila interassociazioni, e non ho forza di volontà per eliminarli o trattenerli, nè per riunirli in un solo pensiero centrale in cui si perdano i particolari senza importanza ma ad essi associati.
Passano dentro di me; non sono pensieri miei, ma pensieri che passano attraverso di me.
Non pondero, sogno; non sono ispirato, deliro."
Fernando Pessoa
domenica 11 settembre 2011
11 settembre
11 settembre 2001 - 11 settembre 2011
per non dimenticare
il coraggio della disperazione e la dignità di un popolo che non rinuncia ai suoi valori.
venerdì 9 settembre 2011
Cesure
Brividi e senso di smarrimento ogni volta che mi disilludo e scopro che dietro l'apparenza non c'è niente, nonostante la ragione e il sesto senso mi avessero già avvertito da tempo.
Vorrei scacciare da me quel senso di inadeguatezza, quasi che vi fosse una colpa dentro, anzichè una mera rivelazione fuori.
Forse ciò che fa più male non è realizzare di essersi sbagliati e scontrarsi con la conferma fattuale, ma constatare quel rifiuto solo sospettato ed intuito che si appalesa chiaramente e il rammarico consiste nel non essersi saputi spiegare, anche quando vi è la prova provata che non potevi essere capito.
Alla liberazione che accompagna la recisione di un tralcio morto, si sovrappone l'insofferenza per la vacuità della maggior parte dei rapporti umani.
E questa evanescenza riempie la maggior parte dei giorni e permea linguaggi di superficie che non sanno affondare le radici al di sotto della coltre di cenere che ricopre quel che resta della brace o forse sono proprio queste metafisiche dell'apparenza a far illudere che sotto esista davvero un cuore pulsante.
Vorrei scacciare da me quel senso di inadeguatezza, quasi che vi fosse una colpa dentro, anzichè una mera rivelazione fuori.
Forse ciò che fa più male non è realizzare di essersi sbagliati e scontrarsi con la conferma fattuale, ma constatare quel rifiuto solo sospettato ed intuito che si appalesa chiaramente e il rammarico consiste nel non essersi saputi spiegare, anche quando vi è la prova provata che non potevi essere capito.
Alla liberazione che accompagna la recisione di un tralcio morto, si sovrappone l'insofferenza per la vacuità della maggior parte dei rapporti umani.
E questa evanescenza riempie la maggior parte dei giorni e permea linguaggi di superficie che non sanno affondare le radici al di sotto della coltre di cenere che ricopre quel che resta della brace o forse sono proprio queste metafisiche dell'apparenza a far illudere che sotto esista davvero un cuore pulsante.
mercoledì 7 settembre 2011
Notti di fine estate
Taglio di luna velato da nubi dai contorni irregolari, aria frizzante, notti di prime coperte sopra le lenzuola, notti di una tarda estate oramai determinata a cedere il passo ad un autunno incipiente, notti che stentano a lasciare il posto ai progetti di serate accoccolati davanti al camino con il cartoccio di caldarroste in grembo, perchè il sogno di quelle trascorse a passeggiare sulla battigia sono ancora troppo vive e vivide.
Notti ancora troppo estive per il calendario e per il cuore per rassegnarsi a rannicchiarsi alla ricerca di tepore, notti di fotografie agostane negli occhi e di occhi non ancora pronti al buio di quella stagione che fa da preludio all'inverno.
Notti in cui combatti con i pensieri e con le rinnovate preoccupazioni del lavoro e ti sembra impossibile credere che soltanto pochi giorni fa eri altrove e ti sentivi altrove, in un altrove che ti sembra ancora una trasposizione dell'adesso, se non fosse per il contorno, che è completamente diverso e cela con la nebbia della realtà un sentire dissociato dall'hic et nunc.
Notti di lotta dura con il sonno, quel sonno che poco tempo fa ti accoglieva sfinito e felice e che ora ti seduce con il peso della giornata e di prospettive tutte in salita e, almeno apparentemente, di una lunghezza snervante. Cerchi di posticipare il contatto con il cuscino e il raggiungimento dell'orizzontalità che trapassa all'oblio per suggere le ultime gocce di un'estate talmente strana da essere troppo vera, cucita addosso da quel Destino che così raramente ti regala sorprese così catartiche e determinanti, bagliori di nuovi inizi che ti esplodono addosso come improvvisi fuochi di Sant'Elmo, destinati a restare impressi come un sigillo sulla pelle.
Resti immobile in una fase di inebriato sbalordimento, trasognato ti accorgi che stai sorridendo, inseguendo e rivivendo attimi, istanti, abbracciando persone e luoghi, quasi che solo la partecipazione completa di cuore e mente al ricordo lo possa rendere più attuale e, di nuovo, un'altra volta, soltanto tuo, per sempre.
Notti ancora troppo estive per il calendario e per il cuore per rassegnarsi a rannicchiarsi alla ricerca di tepore, notti di fotografie agostane negli occhi e di occhi non ancora pronti al buio di quella stagione che fa da preludio all'inverno.
Notti in cui combatti con i pensieri e con le rinnovate preoccupazioni del lavoro e ti sembra impossibile credere che soltanto pochi giorni fa eri altrove e ti sentivi altrove, in un altrove che ti sembra ancora una trasposizione dell'adesso, se non fosse per il contorno, che è completamente diverso e cela con la nebbia della realtà un sentire dissociato dall'hic et nunc.
Notti di lotta dura con il sonno, quel sonno che poco tempo fa ti accoglieva sfinito e felice e che ora ti seduce con il peso della giornata e di prospettive tutte in salita e, almeno apparentemente, di una lunghezza snervante. Cerchi di posticipare il contatto con il cuscino e il raggiungimento dell'orizzontalità che trapassa all'oblio per suggere le ultime gocce di un'estate talmente strana da essere troppo vera, cucita addosso da quel Destino che così raramente ti regala sorprese così catartiche e determinanti, bagliori di nuovi inizi che ti esplodono addosso come improvvisi fuochi di Sant'Elmo, destinati a restare impressi come un sigillo sulla pelle.
Resti immobile in una fase di inebriato sbalordimento, trasognato ti accorgi che stai sorridendo, inseguendo e rivivendo attimi, istanti, abbracciando persone e luoghi, quasi che solo la partecipazione completa di cuore e mente al ricordo lo possa rendere più attuale e, di nuovo, un'altra volta, soltanto tuo, per sempre.
Dov'è la realtà? dove il fantasma?
Costruire castelli di carta e, quando il vento soffia, scoprire che non hanno fondamenta.
Vivere in torri d'avorio, in rocche scolpite nella roccia millenaria, destinata a resistere alle stagioni e alle intemperie e non trovarci dentro nulla di famigliare e rassicurante.
L'eterna lotta tra la realtà e il sogno, o peggio, l'eterna schermaglia tra le mille verità percepite da occhi sempre autentici ma interpretate da cervelli diversamente cogitanti.
Vivere in torri d'avorio, in rocche scolpite nella roccia millenaria, destinata a resistere alle stagioni e alle intemperie e non trovarci dentro nulla di famigliare e rassicurante.
L'eterna lotta tra la realtà e il sogno, o peggio, l'eterna schermaglia tra le mille verità percepite da occhi sempre autentici ma interpretate da cervelli diversamente cogitanti.
"A chi credere dei due? Chi è il pazzo? Dov’è la realtà? dove il fantasma?"
(Luigi Pirandello, La signora Frola e il signor Ponza)
(Luigi Pirandello, La signora Frola e il signor Ponza)
Ma se la realtà non sta matematicamente nel mezzo, quale metro di giudizio ci resta?
Quale bussola nel mare della vita?
E, soprattutto, perchè esiste quell'innata tensione verso l'assoluto, se non ci è dato di discernerlo?
Sulle alte cime, dove l'aria pura ci rende quasi perfetti o nella melodia che diventita battito del cuore, o nell'occhio che diventa protagonista di un racconto, nell'immedesimarsi in una vicenda o in un sentimento altrui che pare scritto da noi, si può abbassare questa febbre di sentire. Forse.
Quale bussola nel mare della vita?
E, soprattutto, perchè esiste quell'innata tensione verso l'assoluto, se non ci è dato di discernerlo?
Sulle alte cime, dove l'aria pura ci rende quasi perfetti o nella melodia che diventita battito del cuore, o nell'occhio che diventa protagonista di un racconto, nell'immedesimarsi in una vicenda o in un sentimento altrui che pare scritto da noi, si può abbassare questa febbre di sentire. Forse.
martedì 6 settembre 2011
Il dolore
Ci sono momenti in cui annusi il dolore e te ne scosti disgustato.
Ci sono volte in cui lo percepisci nell'anima ed anche nel corpo e ti fa male, ogni volta come se fosse la prima volta.
Ce ne sono altre in cui non puoi fare a meno di rotolartici dentro, con compiacimento, non per masochismo, ma per l'indifferibile necessità di conoscere la vita attraverso la sofferenza, la propria sofferenza, quella che affiora dalla pelle e rimbomba nelle orecchie.
Altre volte il dolore è percepito con distacco, e lo avverti come calore di fiamma lontana, ma sono istanti che durano poco e che a poco servono.
Il dolore va abbracciato, solo quando la sua morsa diventa la nostra stretta è possibile intuire come superarlo, anche se non lo si può quasi mai sconfiggere del tutto.
Dolore come metodo di conoscenza, paradigma di crescita, necessario e vitale viatico.
Ci sono volte in cui lo percepisci nell'anima ed anche nel corpo e ti fa male, ogni volta come se fosse la prima volta.
Ce ne sono altre in cui non puoi fare a meno di rotolartici dentro, con compiacimento, non per masochismo, ma per l'indifferibile necessità di conoscere la vita attraverso la sofferenza, la propria sofferenza, quella che affiora dalla pelle e rimbomba nelle orecchie.
Altre volte il dolore è percepito con distacco, e lo avverti come calore di fiamma lontana, ma sono istanti che durano poco e che a poco servono.
Il dolore va abbracciato, solo quando la sua morsa diventa la nostra stretta è possibile intuire come superarlo, anche se non lo si può quasi mai sconfiggere del tutto.
Dolore come metodo di conoscenza, paradigma di crescita, necessario e vitale viatico.
domenica 4 settembre 2011
La pianta del tè (e sono 33)
Come cambia le cose
la luce della luna
come cambia i colori qui
la luce della luna
come ci rende solitari e ci tocca
come ci impastano la bocca
queste piste di polvere
per vent'anni o per cento
e come cambia poco una sola voce
nel coro del vento
ci si inginocchia su questo
sagrato immenso
dell'altipiano barocco d'oriente
per orizzonte stelle basse
per orizzonte stelle basse
oppure niente.
E non è rosa che cerchiamo non è rosa
e non è rosa o denaro, non è rosa
e non è amore o fortuna
non è amore
che la fortuna è appesa al cielo
e non è amore
Chi si guarda nel cuore
sa bene quello che vuole
e prende quello che c'è
Ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
la pianta del tè.
Ivano Fossati
la luce della luna
come cambia i colori qui
la luce della luna
come ci rende solitari e ci tocca
come ci impastano la bocca
queste piste di polvere
per vent'anni o per cento
e come cambia poco una sola voce
nel coro del vento
ci si inginocchia su questo
sagrato immenso
dell'altipiano barocco d'oriente
per orizzonte stelle basse
per orizzonte stelle basse
oppure niente.
E non è rosa che cerchiamo non è rosa
e non è rosa o denaro, non è rosa
e non è amore o fortuna
non è amore
che la fortuna è appesa al cielo
e non è amore
Chi si guarda nel cuore
sa bene quello che vuole
e prende quello che c'è
Ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
la pianta del tè.
Ivano Fossati
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