da: http://dirittidellanaturaitalia.it/la-terra-piccolo-palco-dellarena-cosmica/
Il
5 settembre 1977 partiva dalla Terra la sonda automatica Voyager 1.
Quella sonda è in viaggio e trasmette ancora, fioca ma infaticabile voce
dai confini del nostro sistema solare. In trentacinque anni di viaggio è
arrivata a quasi diciotto miliardi di chilometri, ben oltre l’orbita
del più distante dei pianeti, e si sta affacciando ora all’abisso
infinito dello spazio interstellare. È così lontana che il suo
debolissimo segnale radio, che manda ancora dati scientifici dopo tre
decenni e mezzo di lavoro, ci mette sedici ore ad arrivare sulla Terra.
Nel 1990, tredici anni dopo, l’astronomo Carl Sagan chiese alla sonda
Voyager 1 di voltarsi verso casa per un’ultima volta e scattare una foto
del nostro mondo dalla distanza di sei miliardi di chilometri. Ne
risultò questa immagine: un pallido puntino azzurro sospeso in un
riflesso della luce del Sole.
Ecco le riflessioni sul significato profondo di quell’immagine, scritte da Carl Sagan:
Da
questo lontano punto di osservazione, la Terra può non sembrare di
particolare interesse. Ma per noi è diverso. Guardate ancora quel
puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti
coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare,
ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita.
L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e
dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e cercatore,
ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e
plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio
speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni
politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni
santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un
minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è
un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di
questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro
angolo. Quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi
a vicenda, quanto fervente il loro odio. Pensate ai fiumi di sangue
versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel
trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un
puntino. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima,
l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata
nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce
pallida. Il nostro pianeta è un granello solitario nel grande,
avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità,
non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra
parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è
altro posto, perlomeno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa
migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che ci piaccia o meno,
per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato
detto che l’astronomia è un’esperienza che suscita umiltà e forma il
carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle
vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo.
Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente
l’uno dell’altro e di preservare e proteggere l’unica casa che abbiamo
mai conosciuto. Questo pallido puntino azzurro.
Carl Sagan, 1934-1996