Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"
venerdì 14 maggio 2010
giovedì 13 maggio 2010
Diamante
Respirerò,
l'odore dei granai
e pace per chi ci sarà
e per i fornai
pioggia io sarò
e pioggia tu sarai
i miei occhi si chiariranno
e fioriranno i nevai.
Impareremo a camminare
per mano insieme a camminare
domenica.
Aspetterò che aprano i vinai
più grande ti sembrerò
e tu più grande sarai
nuove distanze
ci riavvicineranno
dall'alto di un cielo, Diamante,
i nostri occhi vedranno.
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
per mano insieme soldati e spose.
Domenica, Domenica
Fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
passare in pace soldati e spose.
"Delmo, Delmo vin a' cà..."
Zucchero
l'odore dei granai
e pace per chi ci sarà
e per i fornai
pioggia io sarò
e pioggia tu sarai
i miei occhi si chiariranno
e fioriranno i nevai.
Impareremo a camminare
per mano insieme a camminare
domenica.
Aspetterò che aprano i vinai
più grande ti sembrerò
e tu più grande sarai
nuove distanze
ci riavvicineranno
dall'alto di un cielo, Diamante,
i nostri occhi vedranno.
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
per mano insieme soldati e spose.
Domenica, Domenica
Fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
fai piano i bimbi grandi non piangono
Passare insieme soldati e spose
ballare piano in controluce
moltiplicare la nostra voce
passare in pace soldati e spose.
"Delmo, Delmo vin a' cà..."
Zucchero
domenica 9 maggio 2010
Di sole e d'azzurro
Voglio parlare al tuo cuore
leggera come la neve
anche i silenzi lo sai...
hanno parole
dopo la pioggia ed il gelo
oltre le stelle ed il cielo...
vedo fiorire il buono di noi
il sole e l'azzurro
sopra i nevai
vorrei illuminarti l'anima
nel blu dei giorni tuoi piu' fragili
io ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
di sole e d'azzurro
ah ah ah ah ah ah ah
voglio parlare al tuo cuore
come acqua fresca d'estate
far rifiorire quel buono di noi
anche se tu
tu non lo sai...
vorrei illuminarti l'anima
nel blu dei giorni tuoi piu' fragili
io ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
di sole e d'azzurro
oh oh oh oh oh oh oh
vorrei illuminarti l'anima
nel blu dei giorni tuoi piu' fragili
io ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
di sole e d'azzurro
oh oh oh oh oh oh oh
vorrei liberarti
l'anima
come vorrei
nel blu
dei giorni tuoi e fingere
che ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
ah ah ah ah ah
ah ah ah ah ah ah
di sole e d'azzurro
voglio parlare al tuo cuore
voglio vivere per te
di sole e d'azzurro
leggera come la neve
anche i silenzi lo sai...
hanno parole
dopo la pioggia ed il gelo
oltre le stelle ed il cielo...
vedo fiorire il buono di noi
il sole e l'azzurro
sopra i nevai
vorrei illuminarti l'anima
nel blu dei giorni tuoi piu' fragili
io ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
di sole e d'azzurro
ah ah ah ah ah ah ah
voglio parlare al tuo cuore
come acqua fresca d'estate
far rifiorire quel buono di noi
anche se tu
tu non lo sai...
vorrei illuminarti l'anima
nel blu dei giorni tuoi piu' fragili
io ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
di sole e d'azzurro
oh oh oh oh oh oh oh
vorrei illuminarti l'anima
nel blu dei giorni tuoi piu' fragili
io ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
di sole e d'azzurro
oh oh oh oh oh oh oh
vorrei liberarti
l'anima
come vorrei
nel blu
dei giorni tuoi e fingere
che ci saro'
oh oh oh
come una musica
come domenica
ah ah ah ah ah
ah ah ah ah ah ah
di sole e d'azzurro
voglio parlare al tuo cuore
voglio vivere per te
di sole e d'azzurro
martedì 4 maggio 2010
giovedì 15 aprile 2010
Rosa dei venti
Secondo la direzione di provenienza dei venti, quando venne ideata in quale luogo la Rosa dei venti è in posizione corretta?
se da nord-est arrivava il grecale (Grecia), da sud-ovest il libeccio (Libia), da sud-est lo scirocco (Siria) e da nord la tramontana (oltre i monti), il posto che coincide con queste direzioni è Creta
se da nord-est arrivava il grecale (Grecia), da sud-ovest il libeccio (Libia), da sud-est lo scirocco (Siria) e da nord la tramontana (oltre i monti), il posto che coincide con queste direzioni è Creta
lunedì 12 aprile 2010
Povero me!
Cammino come un marziano, come un malato,
come un mascalzone, per le strade di Roma.
Vedo passare persone e cani e pretoriani con la sirena.
E mi va l'anima in pena, mi viene voglia di menare le mani,
mi viene voglia di cambiarmi il cognome.
Cammino da sempre sopra i pezzi di vetro,
e non ho mai capito come, ma dimmi dov'è la tua mano,
dimmi dov'è il tuo cuore?
Povero me! Povero me! Povero me!
Non ho nemmeno un amico qualunque per bere un caffè.
Povero me! Povero me! Povero me!
Guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è.
Povero me! Povero me! Povero me!
Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me.
Povero me, povero me, povero me,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è.
Cammino come un dissidente, come un deragliato,
come un disertore, senza nemmneno un cappello
o un ombrello da aprire, ho il cervello in manette.
Dico cose già dette e vedo cose già viste,
i simpatici mi stanno antipatici, i comici mi rendono triste.
Mi fa paura il silenzio ma non sopporto il rumore,
dove sarà la tua mano, dolce,
dove sarà il tuo amore?
Povero me! Povero me! Povero me!
Non ho nemmeno un amico qualunque per bere un caffè.
Povero me! Povero me! Povero me!
Guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è.
Povero me! Povero me! Povero me!
Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me.
Povero me, povero me, povero me,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è ...
Francesco De Gregori
come un mascalzone, per le strade di Roma.
Vedo passare persone e cani e pretoriani con la sirena.
E mi va l'anima in pena, mi viene voglia di menare le mani,
mi viene voglia di cambiarmi il cognome.
Cammino da sempre sopra i pezzi di vetro,
e non ho mai capito come, ma dimmi dov'è la tua mano,
dimmi dov'è il tuo cuore?
Povero me! Povero me! Povero me!
Non ho nemmeno un amico qualunque per bere un caffè.
Povero me! Povero me! Povero me!
Guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è.
Povero me! Povero me! Povero me!
Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me.
Povero me, povero me, povero me,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è.
Cammino come un dissidente, come un deragliato,
come un disertore, senza nemmneno un cappello
o un ombrello da aprire, ho il cervello in manette.
Dico cose già dette e vedo cose già viste,
i simpatici mi stanno antipatici, i comici mi rendono triste.
Mi fa paura il silenzio ma non sopporto il rumore,
dove sarà la tua mano, dolce,
dove sarà il tuo amore?
Povero me! Povero me! Povero me!
Non ho nemmeno un amico qualunque per bere un caffè.
Povero me! Povero me! Povero me!
Guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è.
Povero me! Povero me! Povero me!
Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me.
Povero me, povero me, povero me,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è,
guarda che pioggia di acqua e di foglie, che povero autunno che è ...
Francesco De Gregori
giovedì 8 aprile 2010
L'ultima onda
Un uomo stava lì nel suo sonno pesante,
un ronzio d'api lo cullava,
un vento scalpitante nitriva alla finestra,
tra foglie e fogli galoppava
La mano di una donna, sfiorando la sua spalla
discretamente lo svegliava,
era un sogno davvero, era davvero bella
mentre negli occhi lo guardava
E adesso stava lì accanto alla ragazza
montando il vento a briglia sciolta,
ma che razza di uomo, ma che uomo di razza,
che cavaliere di una volta
I gabbiani lanciano coltelli al sole che sprofonda
lentamente in mare, fino all'indaco dell'ultima onda,
lui che tutto questo ancora non lo aveva visto
stava sulla spiaggia a naso in su vicino a lei
Seduta sulla luna soffiava ad una ad una
tutte le stelle su di lui;
ridevano di tutto, fino a tirar mattina,
dimenticando i tempi bui
Il pavimento e il tetto eran la terra e il cielo
e le stagioni l'orologio,
niente faceva male, l'inverno era gentile,
fioccava neve adagio adagio
E' meglio aver paura che non aver coraggio,
chissà se un giorno imparerai
a riconoscermi, a chiedermi un passaggio
e in quali trappole cadrai
I gabbiani lanciano coltelli al sole che sprofonda
lentamente in mare, fino all'indaco dell'ultima onda,
lui che tutto questo ancora non lo aveva visto
stava sulla spiaggia a naso in su vicino a lei
Forse fra mille anni cavalcherai ancora
un vento imprevedibile,
sarai un soldato umile, senza fissa dimora,
agile, forte e fragile
Ma io starò al tuo fianco, questa è la mia ragione,
tu sai che fartene di me,
sarò il tuo paio d'ali oppure il tuo bastone,
stammi vicino adesso che
I gabbiani lanciano coltelli al sole che sprofonda
lentamente in mare, fino all'indaco dell'ultima onda,
lui che tutto questo ancora non lo aveva visto
stava sulla spiaggia a naso in su vicino a lei
Sulutumana
un ronzio d'api lo cullava,
un vento scalpitante nitriva alla finestra,
tra foglie e fogli galoppava
La mano di una donna, sfiorando la sua spalla
discretamente lo svegliava,
era un sogno davvero, era davvero bella
mentre negli occhi lo guardava
E adesso stava lì accanto alla ragazza
montando il vento a briglia sciolta,
ma che razza di uomo, ma che uomo di razza,
che cavaliere di una volta
I gabbiani lanciano coltelli al sole che sprofonda
lentamente in mare, fino all'indaco dell'ultima onda,
lui che tutto questo ancora non lo aveva visto
stava sulla spiaggia a naso in su vicino a lei
Seduta sulla luna soffiava ad una ad una
tutte le stelle su di lui;
ridevano di tutto, fino a tirar mattina,
dimenticando i tempi bui
Il pavimento e il tetto eran la terra e il cielo
e le stagioni l'orologio,
niente faceva male, l'inverno era gentile,
fioccava neve adagio adagio
E' meglio aver paura che non aver coraggio,
chissà se un giorno imparerai
a riconoscermi, a chiedermi un passaggio
e in quali trappole cadrai
I gabbiani lanciano coltelli al sole che sprofonda
lentamente in mare, fino all'indaco dell'ultima onda,
lui che tutto questo ancora non lo aveva visto
stava sulla spiaggia a naso in su vicino a lei
Forse fra mille anni cavalcherai ancora
un vento imprevedibile,
sarai un soldato umile, senza fissa dimora,
agile, forte e fragile
Ma io starò al tuo fianco, questa è la mia ragione,
tu sai che fartene di me,
sarò il tuo paio d'ali oppure il tuo bastone,
stammi vicino adesso che
I gabbiani lanciano coltelli al sole che sprofonda
lentamente in mare, fino all'indaco dell'ultima onda,
lui che tutto questo ancora non lo aveva visto
stava sulla spiaggia a naso in su vicino a lei
Sulutumana
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