martedì 16 ottobre 2012

Salita del Monte Carmelo

Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente.
Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.
Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.
Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.
Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi.
Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai.
Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai.
Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei.
Quando ti fermi su qualche cosa,
tralasci di slanciarti verso il tutto.
E quando tu giunga ad avere il tutto,
devi possederlo senza voler niente,
poiché se tu vuoi possedere qualche cosa del tutto,
non hai il tuo solo tesoro in Dio.

San Giovanni della Croce - Salita del Monte Carmelo, libro I, cap. 13.
"Leggeva. E così si regalava quello che la vita gli negava."
Paola Felice

lunedì 1 ottobre 2012

Solitudine


Chissà com’è che ti ammali di solitudine sempre quando sei in mezzo a tanta gente e la mente si spegne, se ne vorrebbe andare mentre continui a parlare.
E tu sai che nessuno si accorge che tu in fondo non ci sei.
(M. Bisotti)

venerdì 28 settembre 2012

Le persone belle sono quelle che soltanto a guardarle ti mettono in pace col mondo.
Quelle che in uno sguardo sembrano racchiudere tutta l'armonia esistente in natura.
Quelle che hanno conosciuto quasi sempre il male, ma hanno scelto costantemente il bene.
Quelle che da qualunque angolo le guardi, non puoi non vedere l'immensità che si portano dentro.
(Serena Santorelli)

mercoledì 26 settembre 2012

Ho sognato di camminare sulla riva della vita, passo dopo passo, attimo dopo attimo, in tutte le sfumature dei miei respiri.
In quel bisogno di premere, quando le orme si susseguono mentre l'amore ti scivola via e attendi nell'impazienza dei folli, quella mano inaspettata.
E basterà un profondo mare a legarmi a te per non sentirmi abbandonato ma solo un po' disarmato!


(dal diario di un cane)

La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

da: http://dirittidellanaturaitalia.it/la-terra-piccolo-palco-dellarena-cosmica/


Il 5 settembre 1977 partiva dalla Terra la sonda automatica Voyager 1. Quella sonda è in viaggio e trasmette ancora, fioca ma infaticabile voce dai confini del nostro sistema solare. In trentacinque anni di viaggio è arrivata a quasi diciotto miliardi di chilometri, ben oltre l’orbita del più distante dei pianeti, e si sta affacciando ora all’abisso infinito dello spazio interstellare. È così lontana che il suo debolissimo segnale radio, che manda ancora dati scientifici dopo tre decenni e mezzo di lavoro, ci mette sedici ore ad arrivare sulla Terra.
Nel 1990, tredici anni dopo, l’astronomo Carl Sagan chiese alla sonda Voyager 1 di voltarsi verso casa per un’ultima volta e scattare una foto del nostro mondo dalla distanza di sei miliardi di chilometri. Ne risultò questa immagine: un pallido puntino azzurro sospeso in un riflesso della luce del Sole.
Ecco le riflessioni sul significato profondo di quell’immagine, scritte da Carl Sagan:

Da questo lontano punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e cercatore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo. Quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granello solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, perlomeno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza che suscita umiltà e forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro e di preservare e proteggere l’unica casa che abbiamo mai conosciuto. Questo pallido puntino azzurro.

Carl Sagan, 1934-1996

domenica 23 settembre 2012

Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio, dobbiamo correre il rischio di chiederlo
(E. Dickinson)