Sono un grande falso mentre fingo l'allegria
sei il gran diffidente mentre fingi simpatia
come un terremoto in un deserto che
che crolla tutto e io son morto e nessun se n'è accorto
lo sanno tutti che in caso di pericolo si salva solo chi sa volare bene
quindi se escludi gli aviatori, falchi, nuvole, gli arei, aquile, e angeli rimani tu
ed io mi chiedo ora che farai
e nessuno ti verrà a salvare
complimenti per la vita da campione
insulti per l'errore di un rigore
e mi sento come chi sa piangere
ancora alla mia età
e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età
e vita mia che mi hai dato tanto amore, gioia, dolore, tutto
ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età
certo che facile non è mai stato,
osservavo la vita come la osserva un cieco
perché ciò che hai detto può far male
però ciò che hai scritto può ferire per morire
e mi sento come chi sa piangere
ancora alla mia età
e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età
e vita mia che mi hai dato tanto amore, gioia, dolore, tutto
ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età
e che la vita ti riservi ciò che serve, spero,
e piangerai per cose brutte e cose belle, spero,
senza rancore e che le tue paure siano pure
e l'allegria mancata poi diventi amore
anche se
e perché solamente il caos della retorica
confonde i gesti e le parole le modifica e
perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato
e ciò che dice Lui l'ho ascoltato
di notte alla mia età
di notte alla mia età
Tiziano Ferro
martedì 23 febbraio 2010
Poster d'antan
mercoledì 17 febbraio 2010
17 febbraio: giornata internazionale del gatto
Gatto che giochi per via
come se fosse il tuo letto,
invidio la sorte che è tua,
ché neppur sorte si chiama.
Buon servo di leggi fatali
che reggono i sassi e le genti,
hai istinti generali,
senti solo quel che senti;
sei felice perché sei come sei,
il tuo nulla è tutto tuo.
Io mi vedo e non mi ho,
mi conosco, e non sono io.
Fernando Pessoa
come se fosse il tuo letto,
invidio la sorte che è tua,
ché neppur sorte si chiama.
Buon servo di leggi fatali
che reggono i sassi e le genti,
hai istinti generali,
senti solo quel che senti;
sei felice perché sei come sei,
il tuo nulla è tutto tuo.
Io mi vedo e non mi ho,
mi conosco, e non sono io.
Fernando Pessoa
venerdì 5 febbraio 2010
Il mio oriente
Una vecchia calza
e sotto un fuoco di gatta
resto sveglia,
la befana cosa aspetta?
Una bambola nuova
mio padre che ci prova dormi già?
L 'orto per lavarsi
il fiato nelle mani per asciugarsi
e l'odore di minestra
e i ghiaccioli appesi fuori alla
finestra.
C'era la piazza
ed era piena di uomini
di canti di chiesa del Corpus Domini
di pipe di vecchi nati sulle panche
di sguardi ad occhi bassi
di donne stanche
mentre il sole accendeva
le camicie di festa...
e noi che stavamo...
chiusi, chiusi
e com'era bello stare
ad occhi chiusi
freschi di biciclette e panni stesi
ad asciugare al sole
chiusi, chiusi
e ci sentivamo
vivi, vivi
remando sopra tetti di mattini
pieni di giorni immensi
e giorni come vuoti di cortili
tu che mi stringevi il cuore
ed eravamo vivi.
E d'estate nei campi si sentiva cantare
e antichi tamtam venivano dal mare
ed io bambina davo il seno
alla mia bambola di stracci
nelle braccia già di un treno
che lasciava dietro un cielo da dimenticare
mia nonna che mi dava il cuore delle rondini
"un giorno dovrai andare".
Nuda di lacrime lasciavo il mio oriente
senza parole nuda per la mia gente
ciotole d'ambra sotto lune d'avorio
lune di palme sulla terra di ionio
terra dove il cielo ha seminato stelle
miele di Grecia nella mia pelle
Chiusi, chiusi
e com'era bello andare ad occhi chiusi
a quale civiltà ci siamo arresi
chiusi, chiusi
e ci sentivamo
vivi, vivi
dov'era il mondo quando tu non c'eri?
Vivi in mezzo a milioni di persone
aperti non so dove
azzurri come un sabato
se è vero che ci vuole.
(Na nininè ti do la craunè
Na nininè ti do la craunè
Na nininè ti do la craunè
na ninina ninina.)
Signore mio fa
scurì le stelle
questa è la notte
di rubbà le donne
Chiusi, chiusi
e ci sentivamo
vivi, vivi
remando sopra tetti di mattini
pieni di giorni immensi e odor di legna e di camini
belli come Dio, amore mio
noi eravamo vivi…
Mia Martini
e sotto un fuoco di gatta
resto sveglia,
la befana cosa aspetta?
Una bambola nuova
mio padre che ci prova dormi già?
L 'orto per lavarsi
il fiato nelle mani per asciugarsi
e l'odore di minestra
e i ghiaccioli appesi fuori alla
finestra.
C'era la piazza
ed era piena di uomini
di canti di chiesa del Corpus Domini
di pipe di vecchi nati sulle panche
di sguardi ad occhi bassi
di donne stanche
mentre il sole accendeva
le camicie di festa...
e noi che stavamo...
chiusi, chiusi
e com'era bello stare
ad occhi chiusi
freschi di biciclette e panni stesi
ad asciugare al sole
chiusi, chiusi
e ci sentivamo
vivi, vivi
remando sopra tetti di mattini
pieni di giorni immensi
e giorni come vuoti di cortili
tu che mi stringevi il cuore
ed eravamo vivi.
E d'estate nei campi si sentiva cantare
e antichi tamtam venivano dal mare
ed io bambina davo il seno
alla mia bambola di stracci
nelle braccia già di un treno
che lasciava dietro un cielo da dimenticare
mia nonna che mi dava il cuore delle rondini
"un giorno dovrai andare".
Nuda di lacrime lasciavo il mio oriente
senza parole nuda per la mia gente
ciotole d'ambra sotto lune d'avorio
lune di palme sulla terra di ionio
terra dove il cielo ha seminato stelle
miele di Grecia nella mia pelle
Chiusi, chiusi
e com'era bello andare ad occhi chiusi
a quale civiltà ci siamo arresi
chiusi, chiusi
e ci sentivamo
vivi, vivi
dov'era il mondo quando tu non c'eri?
Vivi in mezzo a milioni di persone
aperti non so dove
azzurri come un sabato
se è vero che ci vuole.
(Na nininè ti do la craunè
Na nininè ti do la craunè
Na nininè ti do la craunè
na ninina ninina.)
Signore mio fa
scurì le stelle
questa è la notte
di rubbà le donne
Chiusi, chiusi
e ci sentivamo
vivi, vivi
remando sopra tetti di mattini
pieni di giorni immensi e odor di legna e di camini
belli come Dio, amore mio
noi eravamo vivi…
Mia Martini
domenica 24 gennaio 2010
Almeno tu nell'universo
Sai, la gente è strana,
prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente,
prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente
Sai, la gente è matta,
forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Sai, la gente è sola,
come può lei si consola,
per non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Mia Martini
prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente,
prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente
Sai, la gente è matta,
forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Sai, la gente è sola,
come può lei si consola,
per non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Mia Martini
giovedì 14 gennaio 2010
E' stato molto bello
I colli dei cigni
splendono alla luce
e mille barbagli
trafiggono le palpebre
il fuoco che bruciò Roma è solo sprazzo.
Così mi incendi.
Con bugie di suoni mi possiedi.
E' stato molto bello
finisce la tarda estate.
E' stato molto bello
si prolungano le ombre oltre la sera.
Non domandarmi dove porta la strada
seguila e cammina soltanto.
splendono alla luce
e mille barbagli
trafiggono le palpebre
il fuoco che bruciò Roma è solo sprazzo.
Così mi incendi.
Con bugie di suoni mi possiedi.
E' stato molto bello
finisce la tarda estate.
E' stato molto bello
si prolungano le ombre oltre la sera.
Non domandarmi dove porta la strada
seguila e cammina soltanto.
Io non invecchio
(SONO GIA' VECCHIA)
niente più m'imprigiona.
(SONO GIA' VECCHIA)
niente più m'imprigiona.
Franco Battiato
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